Carunchio (CH). Prima sera del 2010. Nonostante ognuno di noi abbia già messo a dura prova la propria linea durante le festività natalizie, seguiamo senza esitazione il consiglio di Johnny, affidabile perchè autoctono: “andiamo a cena in un posto che so io”.
Bisogna inerpicarsi a piedi fino al punto più alto del bellissimo e davvero rustico paese per raggiungere il Tour D’Eau [Carunchio, via Monte 8 tel.: 0873.957006 www.palazzotd.com]. Gli appetiti che iniziano a risvegliarsi coi primi passi diventano fame ruggente una volta arrivati… ma la dura fatica sarà ben ricompensata. L’impatto è notevole: la sciccosissima sede di un antico casato, appena restaurata, tutta per noi. Finalmente un posto adatto ad una così selezionata clientela. (unica nota negativa la porta che risulta decisamente piccola per i più).
Siamo i soli in questa bellissima, sobria ed elegante sala. A parte i matrimoni a cui sono stato, non mi era mai capitato di avere a disposizione un intero ristorante! Addirittura con metre (di cui non ricordo il nome)! Se non fosse per il nostro aspetto bonario potremmo sembrare una riunione di boss mafiosi…
Brindiamo (per l’ennesima volta) a questo nuovo anno e iniziamo le danze: il fiadone al formaggio e funghi dall’aspetto roccioso ma col cuore di tartufo è opera delle esperte mani che lavorano in cucina, e viene presto fagocitato (assieme alla crema allo zafferano che lo accompagna). Anche nei più scettici svanisce ogni reticenza e tutti pensano: “stasera si magna bene”, oppure “vabbè comincio a dimagrire da domani”, oppure semplicemente l’immancabile regionalissimo “ngulo!”.
Il cuoco (che purtroppo rimarrà ignoto) continua con lo stesso motivo, questa volta un po’ meno sofisticato più sostanzioso ma altrettanto appetitoso: trofie (o strozzapreti) con funghi e tartufo. Senza problemi in uno scintillio di forchette spariscono anche quelle nei nostri allenatissimi stomaci.
Annaffiamo il tutto con un misto cabernet e merlot locale non filtrato, da agricoltura niente popò di meno che bio-di-na-mi-ca! (tecnica alla quale credo mooolto poco, la cui efficacia è in ogni caso tutta da dimostrare). Il vino è comunque molto buono, il che ci fa piacere.
Dalle cucine parte un nuovo assalto, questa volta veramente massiccio: grosse porzioni di maccheroncini rigati fatti in casa con sugo alla ventricina locale. Nonostante il piatto sia davvero gustoso solo i più golosi si propongono per il bis (tra cui il sottoscritto) e il tris. 1 a 0 per il cuoco e i tabagisti fanno una giusta pausa sigaretta.
Abituati a ristoranti e trattorie di più basso rango, non riusciamo a trattenerci dal commentare estasiati l’alta qualità dei servizi igienici del posto, provocando un velato sorriso sulla bocca del nostro metre di cui non ricordo il nome.
Chiacchierando, brindando e trastullando arriva il secondo: arrosto con patate al forno e marmellata di mela. L’accostamento non soddisfa fino in fondo i palati più raffinati. Comunque si spazzola tutto.
E per finire un dolce di pasta croccante con nocciola, cioccolata e zucchero a velo, amari e caffè.
Soddisfatti dalla cena seguiamo il nostro metre di cui non ricordo il nome che ci mostra le raffinate stanze dei piani superiori, destinate ad una clientela d’oltreoceano ancora più selezionata di noi. Ci fa vedere anche la zona riservata a corsi di alta cucina. Chissà quanti cuochi sono passati di lì per imparare l’arte culinaria frentana!
I 40 euro richiesti (comunque pattuiti in precedenza) suscitano qualche mugugno, ma in fondo bisogna anche considerare l’alta qualità del servizio oltre che delle portate e il fatto che in tutta la stamberga ci stavamo solo noi! E per di più eravamo pure in 13 a tavola quindi poteva andarci anche peggio!
Gli abruzzesi presenti si sconvolgono scoprendo da alcune antiche cartine appese ai muri dell’androne che secoli fa Cappelle aveva molti più abitanti di Castellammare e che Carunchio stessa, ora quasi spopolata, ne aveva più di Montesilvano! Le chiacchiere col metre si prolungano fin quasi alle cantine, nelle quali però prudentemente non ci lascia entrare. Andiamo via con qualche scatola di buon vino.
Ciao a tutti e non credete alle dicerie che si dicono del posto giù in paese!
Matteo








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